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Palazzo

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Il palazzo Pastorio è già ben riconoscibile nella pianta di Castiglione delle Stiviere stampata da Pierre Mortier nel 1704. Era un edificio di semplici e severe proporzioni, situato accanto alla Chiesa Collegiata (attuale Duomo), e all’Oratorio dei Disciplini, ed era stato acquistato, nella seconda metà del Quattrocento, da Bartolomeo Pastorio, un patrizio di origini padovane, che si era stabilito a Castiglione attorno al 1440 – 1450. Lo stabile aveva subito un’importante trasformazione nei primissimi anni del Seicento, quando Fausto (che fu primo Abate di Castiglione), e suo fratello Prospero (che forniva fondamentale appoggio a Francesco Gonzaga nella difesa militare della città), lo ampliarono, creando, fra l’altro, il grande salone da teatro e da ballo.

Per una spartizione tra cugini, nel decennio tra 1750 e il 1760 la proprietà del palazzo fu divisa in due parti, che furono entrambe allargate, l’una verso destra e l’altra verso sinistra, con ali passanti “a ponte” sopra a vicoli, poi chiusi con portoni. La metà di destra mantenne il suo aspetto fino alla metà del secolo XX, quando subì pesanti modifiche. Un recente restauro (fine sec. XX) ne ha recuperato in gran parte le forme originali.

Tra il 1760 e il 1765, la parte di sinistra – ora Palazzo Bondoni Pastorio – fu sottoposta da Giovan Giacomo Pastorio a una ristrutturazione, che diede all’edificio le sue forme attuali. Mentre il fianco sinistro fu parzialmente esteso al di sopra dell’arco sovrastante uno stradello, ben visibile nella pianta del Mortier, il fronte fu soprelevato di alcuni metri, in modo da creare un secondo piano. Fu in tal modo possibile realizzare una facciata di proporzioni equilibrate, suddivisa orizzontalmente in tre livelli: il pian terreno segnato da due finestre e due portoni, ornati da bugnato; i piani superiori caratterizzati ciascuno da quattro aperture. Il piano nobile è dotato di maggiore altezza con timpani classicheggianti, triangolari al centro e centinati ai lati, mentre al secondo piano le aperture sono concluse da cornici più basse, leggere e decorate da volute. La scelta di Giovan Giacomo Pastorio, consona ai gusti allora in voga tra l’aristocrazia lombarda, rispondeva ai dettami di quel tardo barocco classicheggiante, di forme alleggerite, che prese il nome di “barocchetto lombardo”.

Giovan Giacomo Pastorio morì all’improvviso e prematuramente, attorno al 1765. Negli anni successivi, Francesco, primogenito di Giovan Giacomo, e poi i suoi figli proseguirono l’opera di celebrazione della famiglia e di abbellimento del palazzo.

Agli anni tra la fine del XVIII secolo e il 1824 risale la decorazione della Sala dei Paesaggi al pianterreno. Il soffitto di questa stanza è ornato da monocromi ad affresco con i simboli di poesia, musica e teatro mentre in numerose piccole vele i dipinti, pure a monocromo, includono, assieme a paesaggi dell’alto mantovano e a rovine classiche, rappresentazioni dei principali possedimenti dei Pastorio. In una lunetta sopra la porta d’ingresso della sala compare un’immagine fedele del palazzo stesso.

Al piano nobile, le tre stanze sul fronte sono caratterizzate da soffitti decorati, quello centrale a cassettoni con fregi floreali, quello di destra (entrando) da un soffitto a sfondato architettonico, quello di sinistra da lunette, in cui sono affrescati gli stemmi delle famiglie nobili imparentate coi Pastorio. Allo stesso piano, verso l’interno, si trova il grande salone da teatro e da ballo.

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Francesco Gonzaga

LA STATUA DEL PRINCIPE

Nell’atrio d’ingresso di palazzo Bondoni Pastorio è conservata
la statua del principe Francesco Gonzaga, in vesti da imperatore romano, realizzata dallo scultore Giovanni Antonio Carra “del lago di Lugano … abitante in Brescia”, tra il 1610 e il 1617.

La statua era stata commissionata nel 1609, dalla Comunità di Castiglione, per onorare Francesco, che a quella data era ancora marchese (Castiglione fu eretta a principato nel 1612). Il marmo doveva rappresentarlo “armato di corazza … con il manto al imperatoria che appoggi il sinistro braccio sopra l’elzo della spada, la quale sia in piedi, la destra mano distesa a basso in fuori in modo da tener in mano ghirlande e corone amovibili, cioè di ottone o rame, con l’ordine del Tosone al collo et con una corona in testa”. Come riporta Bartolomeo Arrighi, la statua “fu innalzata in mezzo alla piccola piazza di S. Sebastiano in Castello”
solo nel 1617 – cioè dopo la morte del principe,
avvenuta nell’ottobre del 1616.

Nel 1706, le truppe francesi – che in quel periodo tenevano la postazione di Castiglione, contro le truppe imperiali – rasero al suolo il castello dei Gonzaga, “impiegandovi mine ed altri mezzi di distruzione”. È molto probabile che la statua di Francesco sia stata trasportata in quell’occasione in casa Pastorio, come dalla memoria, tramandata oralmente in famiglia, di un “salvataggio” operato dagli antenati in extremis, in una situazione di grande pericolo e di eccitazione della folla.

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Smeralda Bedulli e Francesco Pastorio, seconda metà sec. XVIII

I PASTORIO

Almeno fino a tutto il XVII secolo, cioè fino a quando Castiglione ebbe lo statuto di feudo e principato dei Gonzaga, numerosi membri della famiglia Pastorio svolsero un ruolo di primo piano nella vita pubblica cittadina. A partire dal capostipite, Bartolomeo, che era giunto da Padova alla metà Quattrocento per porsi al servizio del marchese Rodolfo, fino a quel Giovan Giacomo che fu alla corte di Ferdinando I e poi di Ferdinando II, ultimo principe di Castiglione, i Pastorio ricoprirono incarichi prestigiosi, talvolta persino di governo.

Com’era d’uso nella nobiltà dell’epoca, i primogeniti dei Pastorio furono principalmente uomini d’arme al servizio dei Gonzaga, alla cui corte svolsero anche funzioni di natura “cortese” – furono cioè “maggiordomi” dei principi e “cavalieri”. Alcuni dei figli cadetti, che vestirono l’abito religioso, raggiunsero posizioni di notevole responsabilità nello Stato. Soprattutto con l’avvento della Controriforma, quando Castiglione divenne un importante centro religioso, scelto dall’episcopato lombardo come uno dei capisaldi per l’attuazione delle nuove normative imposte dal Concilio di Trento, gli abati Pastorio ebbero modo di mettersi in luce e di esercitare il loro influsso. Fu innanzitutto Giovan Battista a distinguersi tanto per cultura quanto per abilità politica. Amico di letterati, uomini politici e cardinali, frequentò le dotte accademie bresciane dell’epoca, e nel 1568 battezzò Luigi, il primogenito di Ferrante Gonzaga, che fu poi dichiarato santo. Suo nipote Fausto venne nominato nel 1606 primo abate di Castiglione.

Nonostante la caduta del principato dei Gonzaga di Castiglione all’inizio del XVIII secolo, i Pastorio riuscirono a mantenere un alto tenore di vita, grazie alle proprietà terriere e soprattutto alla produzione della seta. Una fiammata di splendore si ebbe in particolare tra il quarto e l’ottavo decennio del Settecento, quando la famiglia, approfittando della rinascita economica portata dal periodo di pace teresiana, riuscì a stare al passo con i nuovi modelli estetici e con la mentalità illuminista.

 

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I BONDONI

I Bondoni erano un’antica famiglia nobile, originaria di Lonato (Brescia). Verso il 1870 Ferdinando Bondoni si stabilì a Castiglione delle Stiviere, dove esercitò la professione di avvocato e dove rimase fino alla morte. Sposò Eulalia Faini, che era per parte materna nipote di Paola Pastorio, e che (a causa di complesse vicende familiari) ereditò dalle cugine Luigia e Carolina Pastorio il palazzo posto nella contrada dei SS. Nazario e Celso (l’attuale palazzo Bondoni Pastorio). Ferdinando ed Eulalia ebbero due figli, Luigia (che rimase nubile) e Giuseppe, che seguì la professione paterna e divenne avvocato.

Nel 1914 Giuseppe sposò Lucia Bellotti di Acquanegra sul Chiese, e dalla loro unione nacquero Maria e Giacomo. Giuseppe morì nel 1920, a soli 42 anni, Lucia gli sopravvisse fino al 1973. La loro figlia Maria visse con la zia Luigia a Castiglione, dove insegnò italiano e latino per trentacinque anni. Giacomo seguì la strada di suo padre e suo nonno, ed esercitò l’avvocatura fino al momento della morte, a 92 anni, nel 2008. Nel 1948 aveva sposato Gianna Tellera, figlia del generale. Con Maria Simonetta, nata da Giacomo e Gianna, e mancata nel 2012, si è estinta la famiglia.

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M. Simonetta Bondoni Pastorio

MARIA SIMONETTA BONDONI PASTORIO

Terminati gli studi classici, si laurea nel 1977 in Museografia all'Università degli Studi di Bologna, con una tesi
sul patrimonio artistico di Reggio nell'Emilia.

Consegue poi il perfezionamento in Storia dell'Arte, sotto la guida di Renato Barilli, con un lavoro sulle componenti visuali della poesia contemporanea.

Dalla passione per la lirica visiva e d'avanguardia nasce il colloquio intellettuale con il poeta Corrado Costa. Nel 1981 appare il volume "Tacere e tra / dire", in cui il percorso critico tracciato da Bondoni Pastorio si unisce ai disegni di Costa. L'edizione di questo libro d'artista a quattro mani appare come supplemento
alla rivista Tam Tam, diretta da Adriano Spatola.

Tra il 1978 e il 1987 lavora all'Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna. Per l'Istituto cura sul territorio due fondamentali censimenti del patrimonio regionale: il repertorio dei teatri storici (1982) e, assieme a Giulio Busi, un'indagine sulla Cultura ebraica in Emilia-Romagna (1987), la prima su questo argomento condotta da una Regione italiana, e a tutt'oggi la più esaustiva. Lo studio, sfociato in un volume di oltre 700 pagine, abbraccia le testimonianze urbanistiche e architettoniche (ghetti, sinagoghe e cimiteri), gli arredi liturgici (mobili e argenti sinagogali), i beni librari e i documenti d'archivio.

Lasciato l'IBC, fonda nel 1988, a Bologna, la galleria "Fattoadarte". Lo spazio espositivo è dedicato alle arti decorative del Novecento e al design, in specie a quello postmoderno. Tra il 1988 e il 1993 cura, tra l'altro, mostre di Ettore Sottsass, Massimo Iosa Ghini, Denis Santachiara, Mauro Bellei, Lino Fiorito,
Imelde Corelli Grappadelli, Doriana Chiarini.

Dalla fine degli anni novanta, Maria Simonetta Bondoni Pastorio si dedica al progetto di trasformare la dimora della sua famiglia, a Castiglione delle Stiviere, in casa-museo. A questo scopo dà vita a una Fondazione, a cui conferisce il prezioso archivio storico dei Bondoni Pastorio, e un'ampia dotazione di arredi e dipinti.

Dopo un lungo lavoro di restauro,
il Museo di Palazzo Bondoni Pastorio apre i battenti nel 2009.